Cari Amici, sono appena rientrato dopo un faticoso viaggio. Non potevo far mancare questo ricordo, per lui padre Pino Puglisi che dalla Luce sa. Il 15 settembre 1993, giorno del 56° compleanno, alle 22,45 mentre rientrava a casa veniva ucciso. Nel link potrete ascoltare la parte del concerto che dieci anni fa organizzai a Pescara: direttore dell’orchestra Roberto Musso, direttrice del coro Paola Ciolino. Il brano da me scritto “sangue sul crocefisso” è letto da Milo Vallone. Segue l’anatema di Papa Giovanni Paolo II, la cui carezza sento sul viso. Il montaggio di Stefano Falco. Sono passati tanti anni: oggi è il 28° anniversario dell’uccisione. “Padre Pino Puglisi ”, prega per questa umanità smarrita! Grazie vostro Ennio
“Ma che cosa temevano loro, i boss di Brancaccio”, da quel piccolo uomo dai radi capelli argentati? Forse lo sguardo di innocenti certezze dei fanciulli coi pantaloni “attoppati” che fra mura scalcinate di parrocchia ascoltavano le sue parole d’amore, resistenza e impegno contro il germe mafioso? Forse la nuova scintilla irrancorita di sdegno e disprezzo nello sguardo diverso delle madri e spose, sottomesse e taciturne da sempre ? Temevano ciò i boss che con “picciotti” svelti di pistole e di mitra facevano tremare Brancaccio? Lui, padre Giuseppe Puglisi, piccolo sacerdote dalla voce tuonante nell’esile petto, dall’oscuro pulpito di borgata non cessava di fustigare, pregare, spandere semi di nuova coscienza che attecchivano con facilità nei cuori dei fanciulli, più a fatica in quelli dei vecchi, rassegnati ma anch’essi dentro vogliosi di speranza. “Taci” l’avevano già minacciato! Ma lui, minuscolo e grande, era sempre lì. Sola arma: il Vangelo. Il fragile prete aveva raccolto nel cuore l’anatema veemente che dalla valle agrigentina dei templi Giovanni Paolo II aveva gridato contro la mafia, cancellando grigi ricordi di porporati silenzi, colpevoli assenze. No, non ci sarebbe stato più posto per quei compiacenti prelati, che sovente in prima fila con patriarchi di mafia non testimoniavano la voce di Cristo. Di quel grido divinamente rabbioso lui, sacerdote di borgata, aveva fatto riscatto per la sua gente, a Brancaccio. Ma ecco, nel nuovo buio degli ulivi, lo sparo: la promessa dell’uomo “d’onore”. Il piccolo prete giace nella tonaca nera, mentre un filo di sangue scende lento sui capelli ancora più argentei alla carezza di luna. Hanno colpito alla schiena senza osare guardarlo nel viso; forse temendo di incrociarne, anche per un attimo, lo sguardo sicuro ma misericordioso, anche per loro. Forse temendo di restare abbagliati dal suo crocefisso brillante sul petto. Ma tu, boss e Caino, anche se riuscissi a fuggire alla legge, sarai sempre solo e maledetto, sino a pregare un giorno in ginocchio perdono e pietà. E lui sarà sempre con te, con la sua voce, più forte. E da domani vecchi e ragazzi, madri e spose, uomini e donne, chiunque entrerà nella povera chiesa dalle pareti sconnesse, a Brancaccio, vedrà sangue su quel Crocefìsso e ascolterà la voce dell’apostolo padre Giuseppe Puglisi.
Ennio Di Francesco
https://www.youtube.com/watch?v=IF3WuMRgxMI