Storia e amarcord

L’undici giugno del 1984, dopo essere stato colpito da un ictus sul palco di Padova, Enrico BERLINGUER moriva al termine di un’agonia di due giorni. Il feretro tornò da Padova a Roma con l’aereo di Stato presidenziale messo a disposizione da Sandro Pertini, avvolto nella bandiera tricolore e in quella rossa del suo partito. Al funerale partecipò l’Italia tutta e da Pertini ad Almirante, tutti i politici gli resero onore.


La figura di Enrico BERLINGUER evoca ancora oggi nell’inconscio etico degli Italiani, al di là delle ideologie, la dimensione sociale e morale di cosa significhi essere un Politico che ama la propria funzione, ovunque e sempre, al servizio del lavoro, della pace e del bene comune. Peccato che tanti giovani non sappiano neppure chi Lui sia stato ( lo dice un recente sondaggio). Ho avuto l’onore di conoscerlo, in reciproca stima. La foto scattata il 16 luglio 1976 fissa la riunione della Segreteria nazionale del PCI guidata da Enrico BERLINGUER, accompagnato dai senatori Ugo Pecchioli e Sergio Flamigni, con i “carbonari” del Movimento democratico, l’appuntato Enzo Giordani, il capitano Angelo Giacobelli, il maresciallo Alfredo Raffuzzi, la guardia Fedele Fortunato, il brigadiere Antonio Sannino, il commissario Di Francesco ( come lui mi chiamava). La riunione era stata preceduta giorni prima da quelle con le Segreterie della DC, e via via di PSI, PLI, PRI, PSDI, insomma all’epoca con tutti i “partiti dell’arco costituzionale”. Alle riunioni partecipavano ( nello spirito unitario stimolato dal”Movimento”) un Segretario Generale di CGIL-CISL-UIL. Nella foto Luciano Lama, e sono anche presenti Pino Autieri della CISL, Franco Lai della CGIL, Giorgio Dettori della UIL e Franco Fedeli, direttore di Ordine Pubblico.


Caro Enrico, è stato un onore per me discutere con te di lavoro, sicurezza, legalità e democrazia e contribuire a cambiare nel PCI l’atavica prevenzione verso i “poliziotti”, non più avversari ma lavoratori tra gli altri, sulla via di quanto aveva già compreso Pier Paolo Pasolini. Ricordate e meditate oggi più che mai, governanti, politici, sindacalisti, giornalisti di oggi, non di rado faziosi e ignoranti.
Vostro, Ennio