Curriculum

Dopo la laurea, parte per il servizio militare di leva. Frequenta la Scuola AUC a Foligno. Vince la selezione nell’Arma dei Carabinieri e diventa Ufficiale di Complemento. Rimane nell’Arma 3 anni conseguendo due encomi solenni.

Dal 1965 al 1968 ricopre i seguenti incarichi: presso il Battaglione meccanizzato di Genova; comandante di plotone antiterrorismo in Alto Adige; comandante del Reparto Operativo di Siracusa; ufficiale addetto e poi Comandante della “Compagnia speciale Antimafia” costituita per il megaprocesso “La Barbera +112” a Catanzaro. Riceve dal Comando Generale due encomi solenni. Evidenzia alcune contraddizioni, all’origine dei trasferimenti.

All’inizio del 1969 vince il concorso nazionale bandito dall’Intersind ( presidente della commissione il giuslavorista Gino Giugni)
l’organismo che tutela la gestione e le controversie di lavoro delle aziende dell’IRI, ed è inviato presso la Delegazione di Genova. Nel frattempo ha vinto il concorso del Ministero dell’Interno per funzionari di polizia. Rinuncia al più remunerativo lavoro manageriale, per diventare “il commissario Di Francesco” come amerà sempre chiamarsi.

E’ tra i primi del corso presso l’Istituto Superiore, presta giuramento come “vice-commissario di polizia”. Lavora in successione: Questura di Bologna presso la Squadra Mobile, quella di Genova dirigendo la “ Notturna”, poi la Narcotici, quindi vice capo della Mobile. In questa città avvia attività carbonare per il Movimento di riforma e democratizzazione della Polizia. Sono gli “anni di piombo” con stragi, uccisioni, terrore. Si respira aria di golpe. Il 12 dicembre 1969 è avvenuta la madre di tutte le stragi, quella di Piazza Fontana, su cui indaga Emilio Alessandrini. Ogni tanto i due amici di liceo, ora impegnati su analoghi fronti, si incontrano e scambiano riflessioni su quanto sta accadendo in quel tormentato periodo. A Genova il 18 aprile ’74 è stato sequestrato da terroristi il sostituto procuratore Mario Sossi, che sarà rilasciato a Milano dopo un mese di prigionia. Ennio  ha dato la sua disponibilità al questore di Genova, Sciaraffia subentrato a Santillo,  offrirsi ai terroristi in cambio al suo posto. Dopo la strage di Piazza Fontana avvenuta il 28 maggio 1974, il segretario dalla DC Forlani parla di “pericolo grave della democrazia”.

Nel 1976 Francesco Cossiga, nuovo Ministro dell’Interno, lo vuole incontrare. Viene quindi assegnato al Centro Nazionale Criminalpol, dove dirige una “squadra speciale antidroga”. I successi conseguiti lo fanno notare in campo internazionale. Vince una selezione europea come “ufficiale di collegamento antidroga” e va a lavorare presso il Segretariato Generale dell’Interpol a Saint Cloud (Francia). Vi resta quattro anni stimolando in diversi paesi europei a lui affidati, e non solo, indagini che portano a arresti importanti, sequestri di droga, scoperta di laboratori di eroina in Francia e in Sicilia. Per una di esse, in cui è arrestato all’aeroporto di Parigi un boss della mafia con chili di cocaina, si precipitano a Parigi, il collega e grande amico Ninni Cassarà, capo della Mobile di Palermo, insieme ai magistrati Giuseppe Ayala e Giovanni Falcone, con cui quali nascerà un rapporto di reciproca stima. Nel contempo ha riferito in un rapporto riservato ai suoi superiori la situazione dell’Italia che, pur pagando la quota finanziaria più alta al Segretariato generale, viene ivi penalizzata. Ha messo il dito, senza saperlo, in uno scontro lobbistico all’interno dell’Organizzazione e su aspetti criminalistici e gestionali non trasparenti. Dal Viminale viene subito fatto rientrare in Italia, col livello di vicequestore-aggiunto, scavalcato nell’inquadramento da colleghi e assegnato al Servizio Centrale Antidroga, da poco costituito e diretto dal Generale dei Carabinieri Calabresi, con un incarico burocratico essendo stato il suo posto assegnato a un meno più giovane collega prima suo collaboratore. 

A metà luglio 1985 partecipa all’assemblea del SIULP, il sindacato unitario costituito sulla base della legge 121/81, che si svolge a Isola delle Femmine, vicino Palermo. Ninni Cassarà viene appositamente per ascoltare il suo intervento e salutarlo. E’ l’ultimo loro abbraccio: il 6 agosto “Ninni” viene ucciso insieme all’agente Roberto Antiochia con trecento colpi di kalaschinikov nell’entrata di casa sua da un gruppo di mafiosi. Chiede al Ministero di poter andare a Palermo. Silenzio. “Con la morte nel cuore”, come scriverà su Ordine Pubblico, lascia la Polizia, transitando, come la legge 121/81 consente, al Ministero degli Affari Esteri dove viene inquadrato nel ruolo dei funzionario amministrativi.

Questa foto fu scattata proprio dopo l’assassinio di Ninni Cassarà e documeta l’atrocità delle azioni dei killer nell’entrata del palazzo in cui abitava. A testimonianza dell’atrocità commessa dalla mafia, per nulla preoccupata dall’eventualità che qualcuno potesse passare proprio in quel momento. Leggi anche la poesia “PIEGATO, MA NON DISTRUTTO”

Nel 1986 transita, unitamente ad altri quattro colleghi, al Ministro degli Affari Esteri dove è è inquadrato come funzionario livello VII° nella Carriera Direttiva Amministrativa del Ministero degli Affari Esteri. E’ destinato alla DGEAS-Direzione Generale Emigrazione e Affari Sociali all’Ufficio che si occupa di cittadinanza, emigrazione, e minori. Nella stessa Direzione viene costituito in occasione dei negoziati che iniziano all’ ONU di Vienna un “Ufficio speciale droga”, diretto da un Ministro Plenipotenziario, a cui egli viene assegnato. Coordina diversi riunioni preparatorie, anche ad alto livelli, sia presso il MAE che a livello internazionale, ad alcune delle quali partecipa anche il collega Vincenzo Parisi, diventato Capo della Polizia. Passa dopo qualche mese alla DGAP-Direzione Generale Affari Politici, che si occupa di cooperazione internazionale in materia di criminalità comune e politica, di terrorismo ed armi, e assorbe da quell’anno anche la competenza droga.
In questa veste fa parte della delegazione italiana a Vienna per i negoziati che porteranno alla “Convenzione delle Nazioni Unite del 1988 contro l’abuso e il traffico di droga”. Nel frattempo, vinto il corso-concorso, e viene nominato Dirigente amministrativo e in tale livello, va a dirigere l’Ufficio della DGEAS che gestisce il “Fondo” per l’assistenza ai connazionali all’estero.
Nel 1992 viene chiamato all’Ufficio del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Fabbri, dei Ministri, e dirigere presso il Dipartimento Affari Sociali, da poco istituito, l’Ufficio Interministeriale di coordinamento contro le tossicodipendenze. In tale veste coadiuva i Ministri Antonio Guidi e Adriano Ossicini. E’ anche rappresentante Italiano presso l’Osservatorio dell’Unione Europea sulle Tossicodipendenze con sede a Lisbona.
Nel frattempo le considerazioni da lui svolte verso il Segretariato Generale dell’Interpol hanno trovato conferma nelle relazioni del Direttore del neo istituito Servizio Centrale Antidroga, generale dei CC Giuseppe Calabrese. Nel 1987 il Ministro dell’ Interno Oscar Luigi Scalfaro Scalfaro gli scrive una lettera e in un incontro da lui voluto gli esprime il desiderio a che rientri in Polizia. Fa domanda: è il suo lavoro vocazionale. Trova resistenze: la domanda viene sempre respinta con motivazioni giuridiche. Nonostante personalità indiscutibili, tra cui padri della Costituzioni chiedano la sua riutilizzazione in Polizia. Inizia il contenzioso col Ministero dell’Interno. In questa fase scrive il manoscritto “Un Commissario” che, su insistenze del sacerdote Don Balletto, direttore della Casa editrice Marietti, verrà pubblicato nel 1994, vincendo il premio “Selezione Bancarella”. Solo dopo dieci anni, nel 1997, grazie alla sentenza a lui positiva del “ricorso straordinario al Presidente della Repubblica”, nel frattempo divenuto Oscar Luigi Scalfaro, può tornare a svolgere il suo lavoro.

 
 

Il I° settembre 1997 rientra in Polizia in forza di decreto interministeriale a firma dei Ministri degli Affari Esteri Dini e dell’Interno Napolitano, che recita “considerato l’indubbio interesse pubblico per l’Amministrazione di potersi avvalere della collaborazione del predetto funzionario in considerazione della specifica esperienza maturata nella lotta al crimine organizzato “. E’ inquadrato come Vice-questore aggiunto e al primo Consiglio di Ammistrazione primo dirigente con anzianità 1-1-1987, in attesa che gli venga ricostruita la carriera( quasi tutti i suoi colleghi sono divenuti dirigenti superiori-Questori, non pochi Dirigenti Generali e alcuni Capi della Polizia). Svolge via via i seguenti incarichi:
Vice-consigliere ministeriale presso la Direzione Centrale Antidroga ( 1997 );
Vice-consigliere ministeriale per la cooperazione internazionale presso la Direzione Centrale della Polizia Criminale; (1998);
Direttore dell’Unità Nazionale EUROPOL ( nov.1998 al 2000);
Vice-consigliere ministeriale presso l’Ufficio Coordinamento Forze di Polizia, dove organizza e dirige in occasione della Presidenza Italiana del G8 l’Unità ad hoc del “Gruppo di Lione”(cooperazione giudiziaria e di polizia ) con ampi apprezzamenti;
Membro della delegazione italiana ai negoziati che hanno portato nel 2000 al varo da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della “Convenzione ONU e dei tre Protocolli aggiuntivi contro il crimine organizzato transnazionale”;
Rappresentante nel 2002 del Ministero dell’Interno presso la Commissione Adozioni Internazionali della Presidenza del Consiglio;
Organizza e dirige dal giugno 2002 al maggio 2004 presso la Scuola di Perfezionamenti Forze di Polizia, l’Unità Italiana dell’Accademia Europea di Polizia. In tale veste partecipa ai Consigli di Amministrazione di CEPOL ed organizza gli stessi per il semestre di Presidenza Italiana coadiuvando il Rappresentante Italiano, Generale dei Carabinieri Gianfrancesco Siazzu. Organizza a Roma, nonché uno a Vilnius-Lituania i primi corsi comunitari di Peace Keeping affidati a CEPOL dalla Commissione Europea.
Organizza a Roma per CEPOL il semestre di Presidenza Italiana del 2003 ed è negoziatore-Capo delegazione per l’Italia, affiancando il Generale Siazzu che è il Presidente UE del semestre di Presidenza italiana CEPOL, che alla conclusione invia al Minister proposta di encomio selenne.


Nonostante gli incarichi e i riconoscimenti, continua ad essere scavalcato in tutti i Consigli di Amministrazione per la promozione al livello di Dirigente Superiore cioè Questore, livello raggiunto intanto da colleghi più giovani sia di carriera che di età.
Inizia pertanto nel 2000 il contenzioso col Ministero dell’Interno che è ancora in itinere. Prevedere qui link su contenzioso giudiziario
Il I° maggio 2004, viene posto in congedo anticipato d’ufficio ai sensi del d.l. 334/2000 come “primo dirigente della Polizia di Stato”.
Scrive una lettera all’allora Capo della Polizia, già suo più giovane collega. Saputo del suo “pensionamento”, i rappresentanti CEPOL di diversi paesi dell’UE gli fanno pervenire saluti che i suoi collaboratori raccolgono in un libretto il giorno del commiato. Forse significativamente il titolo è “All’ultimo Samurai”.
Prevedere link del libretto che sarà scannerizzato