NICK, BART, SAMUELE: LA VITA

 Gli amici di Facebook, sanno come io, inquieto cercatore di fede, senta che esiste una “trascendenza” ove natura, astri, umanità, si ricompongono nell’armonia del creato. Utopia; illusione; la scommessa di Blaise Pascal? E’ un “ sentire” che ha mosso “padri della chiesa”, di religioni, filosofi e operatori di pace, atei come Norberto Bobbio e Gino Chiesa. Lo scorso 22 agosto con un algoritmo Facebook mi ha invitato a ricondividere il post di due anni fa per Sacco e Vanzetti, emigranti italiani uccisi il 23 agosto 1927 negli USA sulla sedia elettrica dopo un lungo e ingiusto processo. Diversi hanno rivisto quel post nella mia “storia facebook” con alcune foto. Hanno poi letto il post in cui annunciavo il “memorial day” di quest’anno. Vi ho partecipato. Tanta gente era in piazza. L’instancabile Presidente dell’Associazione, Teo Marolla, ha moderato l’incontro. Fernanda Sacco ha raccontato il suo dolore per “zio Nicola”; i parlamentari Gisella Naturale, Gianni Marilotti, Carla Giuliano e la giornalista storica Paola Milli, hanno narrato le brutture giudiziarie, politiche e sociali dei due “omicidi di Stato”. Il Sindaco Emilio Di Pumpo ha presentato il “progetto regionale” con cui sta sorgendo nel Castello a Torremaggiore il “Museo Sacco e Vanzetti”, con l’hub per raccontare ai giovani, alle scuole. Ha mostrato il quadro offerto dal pittore Giancarlo Montuschi dei due sventurati emigranti.
Sono intervenuto, portando i saluti di Giuliano Montaldo, che avevo sentito al mattino. Ho abracciato  Fernanda. Commossso ho rivisto nella stanza del costituendo Museo, assieme ai documenti da lei donati, nonchè il disegno in cui Nazareno Giusti, il poliziotto artista che nel 2019 si è tolto la vita, a trentanni, colse la fierezza di “Nick e Bart” incatenati. Lo avevo ivi portato due anni fa, datomi dai suoi Genitori. La gente ha ascoltato gli struggenti versi per gli immigrati, cantati dalla brava Marianna Pettolino. Alla fine, in corteo, abbiamo deposto un cero sulla tomba di Nick e Bart.
Le immagini che vedete raccontano ciò. Dice tutto, la foto del bimbo che, in braccio alla dolce mamma, legge “Il ritorno del Piccolo Principe”. E’ Samuele, nato sei mesi fa, il nipotino di Nazareno; me l’ha inviata Giovanni, il fratello. Mi ha autorizzato a pubblicarla. E’ la Vita. Nella dedica al libro avevo scritto: “ A Samuele, e a tutti i Piccoli Principi che insegneranno agli adulti a cambiare in meglio l’umanità”. Gli occhi erano velati pensando ai bimbi a Kabul.    Buona vita, amici. Votro Ennio