PER NON DIMENTICARE

Non eravamo molti il pomeriggio del 19 luglio al Museo Vittoria Colonna a Pescara. Forse il venerdì di lavoro, il caldo afoso, il clima vacanziero, la disattenzione dei media ( neppure un rigo su Il Centro d’Abruzzo.). Ma la sala era piena di LORO. Paolo Borsellino e i cinque agenti di scorta di via D’Amelio, Emanuela Loi in testa ; Giovanni Falcone e la moglie Francesca con i tre poliziotti di Capaci; “Ninni” Cassarà e Roberto Antiochia; Rosario Livatino e Boris Giuliano..( il 21 luglio di quarantanni fa veniva “sparato alle spalle”! )..quanti erano! Nelle sedie vuote, appoggiati alle pareti, persino affacciati dal soffitto, come da nuvole, c’erano tutti i “Servitori dello Stato” che hanno dato la vita per lottare contro la “mafia”. Siamo stati degni di questi “eroi”? diversi tragicamente noti, altri meno, non pochi sconosciuti (chi ricorda Calogero Zucchetto, il giovane agente che a Palermo indagava spostandosi con la sua moto, mettendo di tasca propria la benzina, incaprettato dai “picciotti”e messo in un portabagagli d’auto? Siamo stati degni? La domanda risuona col sottofondo dello “scacciapensieri”, mentre sullo schermo il sorriso dolce e triste di Giovanni Falcone tocca l’anima, e Paolo Borsellino racconta: “Ninni, mi aveva detto mentre andavamo verso il corpo di Beppe Montana: dottore Borsellino, Paolo, siamo due cadaveri che camminano!”.
Sul palco, simbolico sudario, ho messo la toga di Laura, magistrato anche lei compagno di scuola di Emilio a Pescara, la mia sciarpa di “commissario”, il berretto di maresciallo dei carabinieri ( pensando a mio padre), l’altro di un poliziotto. Tutto poggiato su una vecchia scala con pioli di verità non raggiunte ( significativa l’agenda rossa ) ..e attorno stoffa rossa, come di sangue.
I brevi filmati, tra cui due su Paolo Borsellino ed Emanuela Loi dove ragazzi raccontano attraverso le sculture di Ari “il sentiero della Memoria”, si alternano con le parole pesanti come macigni di quattro “attori”: Davide Iengo e Donatella Castillo, liceali di Pescara, sulle stragi di via D’Amelio e Capaci, e di Pierpaolo Saraceno e Mariapaola Tedesco, siciliani, che girano l’Italia portando in scena il dramma del giovane Peppino Impastato, massacrato a Cinisi per avere sfidato il boss dei boss Gaetano Badalamenti, con la sola forza della sua radio, e della madre Felicia fattasi grido di giustizia, amore e verità. E le note magiche del violino del maestro Marco Misciagnia, tagliano come bisturi di musica. E la fresca voce di Denise, sette anni, legge il “messaggio ai giovani” di Agnese Borsellino. L’evento è iniziato con la benedizione di padre GianMaria, quasi novantenne francescano di Ortona che vive da sempre ad Assisi operativo nella “preghiera semplice” di san Francesco “siate strumenti di pace!”. Si è concluso con l’anatema di Papa Giovanni Paolo II° contro i mafiosi, ad Agrigento nella Valle dei Templi, dopo avere visitato i genitori di Rosario Livatino, “ il giudice ragazzino” massacrato dalla mafia nelle campagne di Canicattì.
Non eravamo tantissimi, per questo ringrazio ancor più il Presidente del Tribunale Angelo Bozza, il Presidente del nuovo Consiglio Comunale di Pescara Marcello Antonelli, Marco Alessandrini, quasi adottato nel pensiero del papà Emilio, mio compagno di liceo e ideali a Pescara, per essere venuti. Nonché il nuovo Sindaco Carlo Masci per il messaggio inviato; e Maria Claudia Loi, la sorella di Emanuela, per quello scritto dal paesino di Sardegna, Sestu, dove al mattino ”hanno ricordata solennemente. Grazie anche al Prefetto Gerardina Basilicata per la telefonata. Mentre ora sto scrivendo, mi è giunto il messaggio di Manfredi Borsellino, il figlio di Paolo, commissario a Cefalù.
Per tutti, spero di mettere un post con la registrazione dell’evento, fatta grazie al bravo informatico Emanuele Altomare che mi ha assistito. Intanto, se credete, potete condividere e chi mi ha già scritto può ripetere qui i commenti. Grazie, vostro Ennio